Le miniere della Val Imperina
Francesco de la Crotta fu il primo esponente di questa casata con vocazione mineraria: originario di un piccolo centro industriale nei pressi di Lecco, trasferitosi nel Bellunese, in quel di Agordo tra la fine del sedicesimo e i primi anni del diciassettesimo secolo, intraprese lo sfruttamento dei giacimenti di rame di Val Imperina, nei pressi di Rivamonte.
Il Crotta vi introdusse con successo nuove tecniche di escavo e coltivazione che gli consentirono di scoprire la più produttiva miniera della zona – se non di tutta la Repubblica di Venezia – e di divenire in breve tempo smisuratamente ricco e importante, citato e considerato dai rappresentanti della Serenissima e al posto d’onore nella coeva cronaca del canonico Barpo. Altrettanto ricchi e famosi furono i suoi figli, Giuseppe e Giovanni Antonio, che seguitarono l’attività paterna e diedero ulteriore lustro al nome con l’acquisto, nell’anno 1646, del titolo nobiliare più alto della Repubblica: il patriziato.
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